

























Non v’è oggi città in Europa, e forse nel mondo, che, con una precisione del tutto eccezionale come Berlino, testimoni il secolo ormai trascorso, e di riflesso sappia superarlo.
Il Novecento nacque a Berlino; Berlino ne fu, per dir così, la città capitale, e perciò ne scandì ogni istante, ogni momento, ne disegnò ogni tratto. Il Novecento si è esaurito a Berlino, come sfinito dal suo protrarsi senza più forza, senza più radice. Berlino lo annunciò, corrusca di bagliori di guerra, per giacere poi prostrata, disillusa, e senza orientamento. Berlino lo patì, senza comprenderlo, ma pure lo afferrò inesausta, per cibarsene e cibarsene e cibarsene – mai sazia. Così, negandolo e affermandolo, ne fece completa esperienza, sprofondandovisi. Risorta dal suo abisso, apprese la forma smisurata dell’Orrore senza umana fattura. Berlino stette così, attonita e spavalda, di fronte al Novecento per renderne testimonianza.
Perciò Berlino saggia la vita: sa che di tante ne occorrono molte per farne una. Berlino, Berlino umile e altera.
























Milano
punto lieve,
che disvolgi le spirali gettate
di pensieri
contro un tempo, che fu di giovinezza –
ed è di inquieta fiamma –
misura
del destino
ogni volta tentato (“che non viene
con la vita
mai a patti”): abbaco troppo incerto
per segni troppo umani.
Il destino “che non viene mai a patti con la vita” è quello di cui parla Polibio nelle Storie, XXIX, 21
Nell’agosto 2021, lo scatto 17 # è stato esposto a Mestre, nella Sezione Officine fotografiche Forte Marghera, Padiglione Palmanova, durante la Mostra collettiva “Fuori Luogo 2”, curata da Carlo Gallerati.















Offro qui una Venezia prosciugata dell’acqua, tranne in un accenno, memento di ciò che fu. Perché intendo, e spero che tutti intendano, come Venezia sia morta. Non penso alla gloria morente di cui parlava Byron o a come fu conosciuta da Ruskin, ammaliatrice, spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza. No. L’auspicio futurista che si voleva attuare proprio a Venezia (“Uccidiamo il chiaro di luna!”) si è qui finalmente compiuto, non però come fu pensato: gesto intenzionale, energico, eversivo, ahimè conseguentemente tragico e disumano. Si è invece realizzato come posa sciatta e volgare di una diversa e flaccida disumanità: inconsapevole, accidiosa, mortifera, riflesso incosciente di mille e mille piedi, di mille e mille mani, di mille e mille occhi moltiplicati per mille e mille e mille, che ogni giorno, per mille e mille giorni senza tregua, senza respiro, la assassinano, ilari e noncuranti, senza pensieri, senza sentimenti, senza pietà. Gioiosamente trionfanti.





















Andiamo via, creatura mia,
via verso l’Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
F. Pessoa
Riferimenti: 1# Torino; 2# Torino; 3# Borgo Pennataro; 4# Bolzano; 5# Bolzano; 6# Todi; 7# Dresda; 8# Humlebaek; 9# Kassel; 10# Firenze; 11# Bologna; 12# Agra; 13# Madurai; 14# Copenaghen; 15# Napoli: 16# Napoli; 17# Grecia; 18# Monaco di Baviera; 19# Erzurum; 20# Diyarbakir; 21# Izmir.




















Andiamo via, creatura mia,
via verso l’Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
F. Pessoa
Riferimenti: 1# Salonicco; 2# Mosca; 3# Padova; 4# Fiesole; 5# Mestre; 6# Buisson; 7# Karpathos; 8# Atene; 9# Atene; 10# Karpathos; 11# Parigi; 12# Parigi; 13# Parigi; 14# Parigi; 15# Brescia; 16# Trento; 17# Trento; 18# Karpathos; 19# Firenze; 20# Reggio Emilia.