





















Non v’è oggi città in Europa, e forse nel mondo, che, con una precisione del tutto eccezionale, come Berlino, testimoni il secolo appena trascorso, e di riflesso sappia superarlo.
Il Novecento nacque a Berlino; Berlino ne fu, per dir così, la città capitale, e perciò ne scandì ogni istante, ogni momento, ne disegnò ogni tratto. Il Novecento si è esaurito a Berlino, come sfinito dal suo protrarsi senza più forza, senza più radice. Berlino lo annunciò, corrusca di bagliori di guerra, per giacere poi prostrata, disillusa, e senza orientamento. Berlino lo patì, senza comprenderlo, ma pure lo afferrò inesausta, per cibarsene e cibarsene e cibarsene – mai sazia. Così, negandolo e affermandolo, ne fece completa esperienza, sprofondandovisi. Risorta dal suo abisso, apprese la forma smisurata dell’Orrore senza umana fattura. Berlino stette così, attonita e spavalda, di fronte al Novecento per renderne testimonianza.
Perciò Berlino saggia la vita: sa che di tante ne occorrono molte per farne una. Berlino, Berlino umile e altera.
Milano
punto lieve,
che disvolgi le spirali gettate
di pensieri
contro un tempo, che fu di giovinezza –
ed è di inquieta fiamma –
misura
del destino
ogni volta tentato (“che non viene
con la vita
mai a patti”): abbaco troppo ilare
per segni troppo umani.
Il destino “che non viene mai a patti con la vita” è quello di cui parla Polibio nelle Storie, XXIX, 21
Offro qui una Venezia prosciugata dell’acqua, tranne in un accenno, memento di ciò che fu. Perché intendo, e spero che tutti intendano, come Venezia sia morta. Non penso alla gloria morente di cui parlava Byron o a come fu conosciuta da Ruskin, ammaliatrice, spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza. No. L’auspicio futurista che si voleva attuare proprio a Venezia (“Uccidiamo il chiaro di luna!”) si è qui finalmente compiuto, non però come fu pensato: gesto intenzionale, energico, eversivo, ahimè conseguentemente tragico e disumano. Si è invece realizzato come posa sciatta e volgare di una diversa e flaccida disumanità: inconsapevole, accidiosa, mortifera, riflesso incosciente di mille e mille piedi, di mille e mille mani, di mille e mille occhi moltiplicati per mille e mille e mille, che ogni giorno, per mille e mille giorni senza tregua, senza respiro, la assassinano, ilari e noncuranti, senza pensieri, senza sentimenti, senza pietà. Gioiosamente trionfanti.